I documenti per vendere casa a Sanremo: cosa serve, come si ottiene, cosa può rallentare tutto
Quando si decide di mettere in vendita una casa, la prima cosa che viene in mente è il prezzo. La seconda, di solito, è trovare un’agenzia. I documenti vengono dopo — e spesso troppo tardi.
Raccogliere la documentazione prima di mettere in vendita non è un dettaglio burocratico: è quello che permette di arrivare al rogito senza sorprese. Qualsiasi problema emerga durante una trattativa — una difformità catastale, un documento mancante, una provenienza introvabile — può bloccare tutto o far saltare l’acquirente.
Questa guida elenca i documenti necessari per vendere casa a Sanremo, spiega a cosa servono e dice onestamente quali sono quelli che richiedono più tempo e attenzione.
1. Planimetria e visura catastale
La planimetria catastale è la rappresentazione grafica dell’immobile registrata al catasto: mostra la disposizione degli ambienti, le misure, la suddivisione interna. La visura catastale contiene invece i dati identificativi — intestatari, rendita, ubicazione.
Questi documenti servono per verificare che quello che c’è scritto al catasto corrisponda a quello che esiste fisicamente. Se ci sono difformità — una parete spostata, un locale ampliato, una divisione interna modificata — vanno regolarizzate prima di vendere.
Chi ha lo SPID può scaricarli gratuitamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate. In alternativa si può andare allo sportello catastale. Se preferisci non occupartene, lo facciamo noi.
2. Attestato di Prestazione Energetica (APE)
L’APE è obbligatorio per legge: senza non si può né vendere né affittare. Certifica il consumo energetico dell’immobile e la sua classe energetica, dalla A4 (la più efficiente) alla G.
Va fatto fare da un tecnico certificato — geometra, ingegnere, architetto abilitato. La validità è di dieci anni, salvo interventi che modificano le prestazioni energetiche dell’edificio.
Il costo dipende dal tipo di immobile e dal professionista. Noi lo coordiniamo come parte della preparazione alla vendita.
3. Relazione di Regolarità Edilizia (RRE)
È il documento più delicato. Attesta che l’immobile è conforme alle norme urbanistiche ed edilizie: che quello che è stato costruito corrisponde a quello che era stato autorizzato.
Per ottenerla serve incaricare un tecnico che accede agli atti in Comune, verifica i titoli edilizi e controlla la conformità. Se emergono difformità — e spesso emergono, anche in immobili acquistati in buona fede anni fa — vanno regolarizzate prima di procedere.
Questo processo può richiedere settimane o mesi. Il Comune non è sempre veloce. A volte i documenti non si trovano. A volte dalla verifica emerge la necessità di una sanatoria.
Per questo la raccogliamo prima di mettere in vendita, non dopo aver trovato l’acquirente. Scoprire un problema con un acquirente in attesa mette tutto a rischio — la trattativa, la fiducia, i tempi.
4. Atto di provenienza
È il documento che dimostra come l’immobile è diventato di tua proprietà: un atto di compravendita, una donazione, una successione ereditaria.
In teoria tutti lo hanno. In pratica, se sono passati molti anni dall’acquisto o dall’eredità, spesso non si ricorda più dove sia finito. E in questo caso bisogna recuperarlo.
Le strade sono due: l’archivio notarile (per gli atti di compravendita e le donazioni) e l’Agenzia delle Entrate (per le successioni). Nessuno dei due lo fornisce gratuitamente, e i tempi non sono immediati — per questo sono l’ultima opzione, dopo aver cercato altrove.
Prima di arrivare lì, si può provare con il notaio che aveva rogitato l’atto, con i propri archivi di casa, o con i documenti del mutuo se c’era stato un finanziamento.
5. Documenti condominiali
Se l’immobile fa parte di un condominio, all’inizio del processo si richiedono all’amministratore tre documenti: il regolamento di condominio, gli ultimi due verbali di assemblea e il bilancio consuntivo con il relativo riparto. Servono all’acquirente per capire in cosa sta entrando: quali regole vigono, se ci sono lavori straordinari previsti, come si distribuiscono le spese.
La liberatoria vera e propria — la dichiarazione che il venditore è in regola con tutti i pagamenti fino alla data del rogito — viene invece richiesta più avanti, quando la data del rogito è stabilita. L’amministratore deve certificare che non ci sono arretrati fino a quel giorno specifico, e per questo non ha senso chiederla prima.
Anche qui: va richiesta per tempo. Gli amministratori di condominio non sempre rispondono in fretta.
Raccogliere i documenti richiede tempo. Più di quanto si pensi.
Il problema non è sapere quali documenti servono. Il problema è ottenerli.
Nella maggior parte dei casi si tratta di contattare professionisti — geometri, notai, amministratori, uffici comunali — aspettare che rispondano, e se non rispondono, sollecitare. Ognuno ha i propri tempi. Alcuni sono veloci. Altri no.
Chi gestisce questo processo per la prima volta spesso sottovaluta quanto possa allungarsi. Chi lo fa da trent’anni sa che anticipare è l’unico modo per non trovarsi in difficoltà nel momento peggiore — quando c’è già un acquirente che aspetta.
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